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       giovedì, maggio 3rd, 2012
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Quintana Ensamble

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Ilaria Fantin – liuto, voce, percussioni

Katerina Ghannudi – arpa barocca, voce e

                                            percussioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Due viaggi tra le calde, accattivanti atmosfere del sud Europa. Li hanno proposti Quintana – Ensemble del Mediterraneo, un’idea concepita da due competenti musiciste: la liutista vicentina Ilaria Fantin, nata professionalmente al conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza e già con un bagaglio concertistico europeo sulle spalle, e la cantante-arpista ceca Kateřina Ghannudi.

 

Un successo di pubblico e di critica ha caratterizzato il doppio appuntamento berico di Fantin e Ghannudi che si sono esibite sabato scorso nell’inusuale sede del Borsa Caffè, e domenica alla Libreria Do Rode.
Le melodie di Quintana sono singolari, almeno quanto è originale e coraggioso il lavoro che le due musiciste hanno eseguito: brani musicali selezionati dalla tradizione sefardita spagnola che, in seguito alla diaspora degli ebrei alla fine del 1400, attraversarono il Mediterraneo per approdare, contaminandosi, alle esperienze e ai suoni della Francia, del Marocco, dell’Italia meridionale, del Libano e del vicino oriente.
Il repertorio ha rispecchiato l’anima multiculturale della genesi di questa musica, trascinando con forza l’ascoltatore in un continuo andirivieni dal medioevo a oggi. Solo qualche titolo: Yalla Tnam, Hija mia, Passacaglia, Vento del Sud, Adio Querida, Sans Frayeur dans ce bois, Aiere de Mujer. Le storie, raccontate in italiano, arabo, francese, ladino e spagnolo sono antiche, ma le passioni sono inevitabilmente quelle delle quotidianità.
Il valore aggiunto dell’esibizione, dietro il quale si celano la preziosa ricerca storica e lo studio di Fantin e Ghannudi, è stato negli arrangiamenti creati dalle due artiste seguendo la tradizione della musica antica. Dei brani della tradizione sefardita, infatti, ai nostri giorni sono giunte solo le linee vocali e i testi; mentre le opere settecentesche arrivateci si presentano come canovacci sui quali i musici hanno avuto ampio spazio d’improvvisazione. Le armonie sono state perciò un susseguirsi di sorprese; il concerto, un viaggio in un mondo finora sconosciuto ai più. E del viaggio ha fatto parte anche l’incertezza sul significato del nome Quintana: un mistero che nemmeno alla fine Fantin e Ghannudi hanno svelato ai numerosi spettatori.
Quel che è certo è la scommessa vinta dalle due giovani musiciste; puntando su loro stesse e su un nuovo approccio alla musica antica, hanno dimostrato che l’eccellenza non solo esiste, ma è ancora una volta una questione di freschezza mentale e tanto, tanto impegno.

 


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